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TAP scrive ai sindaci salentini

31 maggio 2017

Condividiamo i contenuti integrali (testo, video) della lettera con la quale TAP ha chiesto un incontro ai sindaci del Salento per approfondire i dettagli tecnici del progetto TAP e per chiarire ogni dubbio. Le prime positive risposte ci fanno ben sperare che si possa aprire una fruttuosa pagina di dialogo e confronto.

Il progetto del gasdotto TAP determinerà una violenta e irreversibile ferita a questo territorio, unico per le sue bellezze e per le sue caratteristiche paesaggistiche apprezzate in tutto il mondo.

La rete nazionale dei gasdotti, con caratteristiche simili a quello TAP, attualmente presente nel nostro paese si estende per 32.000 km. I gasdotti sono infrastrutture compatibili con i territori che attraversano e rispettose dell’ambiente. Una volta terminata la costruzione, l’opera sarà sempre invisibile, perché interrata ad una profondità di almeno 1,5 metri. Non avrà alcuna interferenza con le attività agricole e turistiche del territorio che la ospita e l’uso delle “best available technologies”, quale la costruzione di un tunnel per l’attraversamento della fascia costiera, permetteranno di ridurre al minimo l’impatto ambientale dell’opera. Allo stesso modo, tutti gli ulivi che dovranno essere rimossi temporaneamente per permettere la costruzione del gasdotto, verranno successivamente reimpiantati nel luogo d’origine. Lo stesso avverrà per tutti i muretti a secco e le “pajare” (trulli salentini) che saranno interferite durante la costruzione: tali elementi architettonici caratteristici del paesaggio agricolo salentino sono stati accuratamente mappati e censiti per permetterne una esatta ricollocazione e ricostruzione nei luoghi di origine a seguito della posa del gasdotto. In considerazione di questi elementi, possiamo affermare che TAP non determinerà alcuna ferita o cicatrice irreversibile al territorio. Infatti, come voi in prima persona avete potuto constatare nello spostamento di oltre 100.000 ulivi l’anno nella sola Provincia di Lecce, lo stesso tipo di lavori eseguito da TAP viene comunemente praticato per la posa di altre infrastrutture sotterranee (acquedotti, fognature). Il successo delle operazioni di costruzione dell’Acquedotto del Sinni ad opera di AQP lo scorso anno, proprio in Salento, con conseguente espianto e reimpianto di 2.500 ulivi, testimonia la fattibilità di simili opere e la loro assoluta compatibilità ambientale.

Il gas è la più pulita delle fonti fossili, TAP potrà dunque dare un contributo alla de carbonizzazione della Regione Puglia in chiave di sostenibilità, migliorandone la performance ambientale e rendendo il territorio ancora più bello e salubre.

 

Questo territorio si fregia di importantissimi riconoscimenti (Bandiera Blu d’Europa e premio 5 vele Legambiente) e di una presenza turistica in costante aumento, tra le più importanti destinazioni turistiche d’Italia.

La Puglia è la regina del turismo in Italia ed ospita già 14.000 km di gasdotti (tra alta, media e bassa pressione). Esistono già in Italia numerosi gasdotti ospitati in spiagge lungo tutto l’Adriatico che vantano riconoscimenti quali la Bandiera Blu o il premio 5 Vele. Tra le altre: Casalborsetti (RA), Bellaria/Igea Marina (RN), Porto San Giorgio (FM), Grottammare (AP), Pineto (TE). Inoltre, un chiaro esempio di compatibilità tra gasdotti e turismo è testimoniato dalla presenza di un gasdotto ad Ibiza, una delle destinazioni turistiche più note e frequentate al mondo.

L’uso della tecnica del tunnel sotterraneo per l’attraversamento della fascia costiera permette la realizzazione dell’opera senza alcuna interferenza diretta sulla spiaggia, sugli ambienti protetti a mare e terra (posidonia in mare e macchia mediterranea alle spalle della spiaggia). Non ci saranno infatti mai scavi sulla spiaggia, che resterà intatta perfino in fase di costruzione dell’opera. Il tunnel sotterraneo verrà infatti realizzato con un pozzo di scavo a terra (circa 600 metri alle spalle della spiaggia) e giungerà in mare a circa 800 metri dalla costa, ad una profondità di oltre 25 metri. Da lì verrà raccordato alla sezione offshore della condotta che verrà poggiata sul fondale marino. Pertanto la balneazione, le attività di pesca e quelle turistiche non subiranno alcun pregiudizio dalla costruzione e dall’esercizio dell’opera.

 

L’approdo del gasdotto TAP dista pochi km dall’area di Roca Vecchia, uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo, e dalla Riserva Naturale dello Stato “Le Cesine”, zona umida di interesse internazionale gestita dal WWF.

TAP, nello studio di Impatto Ambientale e Sociale, ha preso in considerazione tutti i siti di interesse ambientale e storico archeologico del territorio. La presenza di un gasdotto non interferisce con la preservazione e la fruizione di tali siti. Al contrario, TAP sta portando avanti un progetto di pulizia delle spiagge e dei fondali marini che comprende sia l’area delle Cesine che quella di Roca, e si è più volte interessata a valutare il finanziamento di un progetto di riqualificazione dell’area archeologica di Roca Vecchia (attualmente chiusa al pubblico) e della Grotta della Poesia, in collaborazione con tutte le istituzioni competenti.
Si veda articolo pubblicato su Nuovo Quotidiano di Puglia “Roca Dimenticata – un tesoro archeologico tra erbacce e recinti rotti” il 29.03.2017

 

Questa infrastruttura energetico-industriale prevede, in corrispondenza della stupenda spiaggia di San Basilio (San Foca – Melendugno), la costruzione di un maxi tunnel in cemento armato lungo 1,5 km e una successiva condotta di oltre 8 km – che devasterà così la campagna salentina - sino alla gigantesca centrale di depressurizzazione, estesa per 12 ettari, a ridosso di quattro centri densamente abitati (Comuni di Melendugno, Vernole, Calimera, Castrì), con gravi conseguenze sulla salute e per la sicurezza di oltre 30 mila abitanti.

Oltre alla compatibilità dell’infrastruttura con il territorio, tanto nella parte costiera che in quella a terra nelle campagne salentine, come già esaminato nei precedenti punti, ricordiamo che non ci sarà alcuna centrale in agro di Melendugno, ma un Terminale di Ricezione. Il terminale sarà situato in un’area di 12 ettari dei quali solo 3.500 metri quadri saranno occupati da edifici, per lo più adibiti a uffici, di un solo piano e rivestiti in pietra leccese, per garantire l’inserimento della struttura nel paesaggio circostante. Il terminale di Ricezione non è uno stabilimento industriale come più volte confermato in sedi giudiziarie (non ultima la sentenza del Consiglio di Stato del 27.03.2017) e pertanto non soggetto alla legge Seveso. Al Terminale di Ricezione non vengono infatti effettuate operazioni di trasformazione del gas né di stoccaggio, ma il gas viene misurato fiscalmente per la successiva immissione nella rete nazionale. Inoltre, il Terminale di Ricezione funge da centro di controllo e monitoraggio dell’intero gasdotto TAP, attivo 24 ore su 24, costituendo un ulteriore elemento di sicurezza per le popolazioni locali. Il terminale non produce emissioni durante il suo normale funzionamento. In un anno, solo per (al massimo) 160 ore, potrà produrre emissioni occasionali, ben al di sotto dei limiti di legge e comunque equivalenti alle emissioni annuali di circa 96 caldaie domestiche.

 

Il gasdotto terminerà a Mesagne (Brindisi), dopo aver percorso ben altri 55 km per collegarsi alla rete nazionale SNAM, continuando a ferire in maniera irreversibile il caratteristico paesaggio del basso Salento, con l’espianto e l’inutile sacrificio di oltre 10.000 alberi di ulivo, da sempre simbolo della fecondità e della produttività di questa terra e condannandolo ad una conseguente mutazione “genetica”.

Il gasdotto TAP termina a Melendugno. Il tratto a cui si fa riferimento è il collegamento di TAP con la rete nazionale, di competenza di Snam.

In oltre 75 anni di attività, Snam ha realizzato più di 32.000 km di gasdotti su tutto il territorio nazionale, alcuni dei quali attraversano zone estremamente delicate dal punto di vista paesaggistico e ambientale.

Snam segue anche per TAP la stessa prassi consolidata, che risponde alla necessità di individuare i corridoi di passaggio più compatibili, sia dal punto di vista ambientale che urbanistico, con le caratteristiche dimensionali e con lo scopo dell’opera. Sin dalla fase progettuale, Snam coinvolge professionisti nel settore ingegneristico, geologico, naturalistico, forestale e agronomico, consentendo così di ottimizzare le scelte tecniche e operative. Una volta completate le attività di costruzione, Snam mette in campo i ripristini ambientali e i progetti di monitoraggio svolti in accordo e in collaborazione con gli enti competenti. L’obiettivo dei ripristini della vegetazione non è la sola ricostituzione delle aree a verde, ma è la generale ricomposizione del paesaggio e la ripresa della completa funzionalità biologica delle aree vegetate, intese soprattutto nel loro ruolo di habitat faunistico con specifiche caratteristiche di biodiversità. Ai ripristini e rimboschimenti farà seguito l’esecuzione delle cure colturali per un periodo di almeno cinque anni.

 

A questo progetto le comunità dell’intero Salento da anni si oppongono, e continuano a farlo, con il sostegno dei Sindaci e delle Amministrazioni comunali democraticamente elette, nella consapevolezza che l’infrastruttura TAP è incompatibile con la bellezza millenaria di questi luoghi.

Tutte le fasi del complesso procedimento VIA, compresi la conferenza dei servizi e i tavoli di conciliazione presso La Presidenza del Consiglio dei Ministri, hanno costituito occasioni significative per esprimere proposte alternative e modifiche da parte della Regione e dei Comuni del territorio. Tuttavia, nessuna alternativa condivisa è stata espressa in queste sedi e la scelta di San Foca, come miglior approdo da punto di vista ambientale, è stato confermato dal Ministero dell’Ambiente nel Decreto di Compatibilità Ambientale.

TAP ha da sempre cercato un dialogo aperto e trasparente con tutte le istituzioni e la cittadinanza coinvolte dal progetto, questo è testimoniato dagli oltre 1000 incontri effettuati sul territorio con tutte le parti interessate, dal 2013 ad oggi.

Tra questi purtroppo non è possibile annoverare incontri con l’Amministrazione Comunale di Melendugno, che TAP ha sempre cercato per un confronto serio, duraturo e costruttivo sul progetto.

TAP desidera infatti esercitare un ruolo attivo nella crescita del territorio di cui si sente già parte e di cui farà parte per almeno 50 anni, per lo sviluppo dei sue grandi potenzialità negli ambiti del turismo, dell’ambiente, dell’agricoltura e del sociale.