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Ecco gli studi di Tap sulla Posidonia a San Foca

20 gennaio 2017

Lecce. Spiace che il consigliere regionale Antonio Trevisi continui a fare disinformazione sul progetto TAP. La sua “controreplica” al comunicato TAP di ieri contiene infatti una nuova serie di affermazioni tendenziose e allusioni utili forse alle schermaglie tra politici, ma non certo ad assicurare ai cittadini una corretta informazione su un importante progetto infrastrutturale.

Nella documentazione presentata al Ministero dell’Ambiente nel settembre 2013 per la Valutazione di impatto ambientale (tutta pubblicata qui: https://www.tap-ag.it/media-e-comunicazione/documenti-di-riferimento/la-documentazione-esia/esia-italy-in-italian) è facilmente rintracciabile l’Allegato 7 . Appendice 12 Indagine Posidonia che riferisce della metodologie e dei risultati dei rilievi condotti nel luglio 2013 nell’area di mare antistante la spiaggia di San Basilio con ampio uso di tabelle, disegni e fotografie che dimostrano che la presenza di Posidonia Oceanica è, come affermato nel comunicato stampa di ieri, “sporadica”. 
I risultati di quello studio sono riportati nelle pagine da 47 a 52 dell'Allegato-2-Analisi-delle-alternative e così riassunti alla pagina 47 (Box 5.1): 

  • “La Posidonia oceanica è stata trovata a due profondità all’interno dell’area di rilievo: tra 4 e 14 m di profondità e attorno ai 19 m di profondità 
  • La Posidonia oceanica non è apparsa in fasce continue all’interno di queste zone; è apparsa, piuttosto, in formazioni sparse con dimensioni comprese tra <1 m e circa 8 m, con sabbia o rocce sporgenti.
  • Nella zona a 19 m di profondità, sono stati osservati solo piccole presenze isolate di Posidonia oceanica. 
  • A profondità minori, la percentuale di copertura del fondale marino della Posidonia oceanica è variata considerevolmente anche su brevi distanze.”

Perfino quell’unica mappa estrapolata dal documento “Analisi delle alternative” pubblicata oggi su Facebook, per altro, dà conto del tracciato del microtunnel, concepito e progettato per evitare interferenze anche con quelle sporadiche presenze isolate di Posidonia Oceanica.
Ma, come segnalato già nel comunicato stampa di ieri, TAP ha fatto di più e nei mesi di giugno e luglio dello scorso anno ha realizzato una campagna di monitoraggio delle Fanerogame marine (classificazione scientifica nella quale rientrano tanto la Posidonia Oceanica che la Cymodocea Nodosa) per la migliore definizione del punto di uscita a mare del microtunnel. Anche questo studio ha consentito di concludere (pag. 16) che “la fanerogama predominante è Cymodocea nodosa; sono state inoltre osservate piccole chiazze residuali di Posidonia oceanica”. I risultati di tale studio sono raccolti dal progetto esecutivo del microtunnel presentato lo scorso lunedì 16 gennaio alle competenti autorità nazionali e regionali insieme alla documentazione per le Verifiche di Ottemperanza della Fase 1a.