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"TAP, l'iter alla stretta finale." Intervista a Giampaolo Russo su Staffetta Quotidiana

28 marzo 2015

Su Staffetta Quotidiana, lo storico giornale (e oggi anche portale web) italiano dedicato all’energia, appare oggi un’ampia intervista di Gionata Picchio a Giampaolo Russo, amministratore delegato per l’Italia di Tap, sullo stato del progetto. 

Quella in programma per lunedì prossimo a Palazzo Chigi potrebbe essere l'ultima riunione prima del via libera definitivo del governo al progetto di gasdotto Transadriatico TAP, che dal 2020 trasporterà gas azero in Europa approdando in Puglia. L'esecutivo, ricorda il country manager del progetto, Giampaolo Russo, in un'intervista con la Staffetta, si è impegnato a emanare l'autorizzazione in aprile, che prenderà la forma di una delibera della Presidenza del Consiglio qualora non sia superato il parare contrario della regione.

 

Partiamo dall'iter autorizzativo, siamo davvero alle battute finali?

Il calendario su cui c'è un impegno politico del governo è quello di un rilascio dell'autorizzazione unica ad aprile. Lunedí 30 marzo è convocata una riunione che potrebbe essere l'ultimo di questi round negoziali previsti dall'articolo 14quater della legge 241/90. Se la regione dovesse modificare la propria posizione, cosa che mi sembra difficile, essendo più un'opposizione di natura più politica che tecnica, si potrebbe chiudere prima altrimenti si andrà verso una delibera del consiglio dei ministri (presa in una seduta alla quale parteciperà anche il presidente della Regione Puglia) che superi il parere negativo della regione.

Ci sono anche ricorsi pendenti...

Sull'applicazione della direttiva Seveso (oggetto del più recente ricorso della Regione, per il quale il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensione cautelare, segnando cosí un punto a favore di Tap, ndr) noto che non c'è nessun terminale di ricezione di questo tipo in Europa a cui essa si applichi. La direttiva per la verità è abbastanza chiara nell'escludere addirittura le stazioni di compressione dall'applicabilità. Sugli altri ricorsi, che riguardano il decreto Via, non ho la sensazione che abbiano spazi di successo.

La normativa qualifica il via libera finale della Presidenza del Consiglio come atto di “alta amministrazione”, non temete ciò lasci spazio a ulteriori ricorsi?

Vedo un impegno molto chiaro del governo a portare a termine il percorso autorizzativo in tempi più celeri possibile. Anche nella legge di ratifica dell'accordo internazionale si prevede un impegno del governo per il rilascio dell'autorizzazione. Questo non significa in alcun modo modificare le normative che sottendono alla Via, all'autorizzazione unica etc ma significa che c'è un impegno dell'Italia a trovare delle soluzioni nel quadro delle norme esistenti. Inoltre la procedura che il governo ha individuato è profondamente rispettosa del principio dell'intesa forte ed è anche forse quella più complessa e onerosa, in termini di impegno, perché prevede tre round di incontri con il coinvolgimento degli stessi enti che hanno partecipato alla conferenza dei servizi, tra cui la Regione. Non è stato un coinvolgimento formale.

Si parla di un coinvolgimento di società italiane nelle gare per la realizzazione, in primis Ilva – che però non figura tra i prequalificati per le gare di fornitura tubi per i tratti onshore in Grecia e Albania – e Saipem.

Intanto, la primissima gara aggiudicata, quella per la costruzione e il miglioramento di strade e ponti in Albania, è andata a una joint venture italo-albanese. Per quel che riguarda le altre gare non posso che confermare che le imprese italiane ci sono, anche Ilva (presente in joint venture e non col suo nome) e Saipem. La quale, per altro, ha già ottenuto, nella fase di studio e progettazione del gasdotto, commesse per circa un miliardo di euro (la cifra è riferita all'intero progetto, incluse quindi le attività in Azerbaigian, ndr).

L'Autorità ha di recente prorogato di un anno e mezzo le scadenze per l'entrata in esercizio del Tap e per l'avvio dei lavori. Perché per i lavori prorogare fino al 1 gennaio 2018, quando Tap ne prevede l'avvio al 2016?

I termini sono stati entrambi prorogati della stessa quantità di tempo. L'originale esenzione dal Tpa era stata rilasciata sulla base della ipotesi che il primo gas da Shah Deniz venisse consegnato nel 2019. Il consorzio impegnato nello sviluppo del giacimento al momento della decisione finale di investimento nel 2013, la società aveva poi indicato come arco temporale per le prime consegne quello tra 2020 e 2022. Infine ha sciolto questa indeterminatezza a fine 2014, quando ha indicato per gennaio 2020 le prime consegne. Per non fare due richieste di spostamento, la revisione è stata fatta tenendo conto ancora della finestra che si chiudeva al più tardi al 2022. Ma confermo assolutamente che si cominceranno il lavori nel primo quadrimestre 2016 in Italia e già quest'anno in Albania.

Snam ha aperto alla possibilità di entrare in Tap se questo funzionerà su base completamente regolata – ossia non dipendente dai contratti ship or pay - e in regime di unbundling. Un identikit però che non sembra corrispondere in pieno a quello di Tap.

Non posso commentare le dichiarazioni di Snam né in generale le questioni che riguardano l'azionariato. Noto solo che non ci sono dubbi sulla natura regolata di Tap, è in assoluto un investimento che, come tutti i soggetti regolati, ha una dimensione più di ritorno finanziario che industriale. Il progetto beneficia di un'esenzione temporanea dalla disciplina di accesso di terzi legata a certi volumi (quelli della prima tranche di capacità ndr). Quanto all'unbundling nessun membro del board può esercitare un controllo sulle attività, perché lo impediscono le direttive Ue. Per il volume esentato Tap è gestito esclusivamente con contratti di trasporto, questo si sa dall'inizio. La seconda tranche invece no, né potrebbe essere diversamente. Il rendimento dell'investimento però si valuta su entrambe le tranche e quello che interessa un potenziale azionista credo sia principalmente quale ritorno può aspettarsi. Nell'attuale contesto di mercato mi considererei contento di entrare in un progetto che gode di un'esenzione piena e ha venduto tutta la sua capacità.

Preoccupa il calo dei consumi? L'Italia nel 2014 è scesa sotto 62 mld mc...

Non direi, tenuto conto tutto il gas della prima tranche è stato venduto e che, secondo le indiscrezioni dei mesi scorsi, il prezzo sarà allineato al Psv - o al Ttf se il Psv non fosse abbastanza liquido. Insomma non vedo assolutamente delle ansie da mercato, anzi, per usare una battuta, mi sembra stiamo spingendo la macchina al massimo. Senza neppure escludere, come da recenti rumors di mercato, di partire con capacità raddoppiata fin dall'inizio, che il gas sia azero o che arrivi da altre fonti.

Quali altre fonti? Tap potrebbe trasportare anche gas russo, se sarà competitivo (Turkish Stream o meno)?

Nulla lo impedisce. Certo, la Russia, Gazprom o chi per essa, dovrebbe comprare capacità a regole di mercato, come previsto dal Terzo pacchetto Ue. E South Stream, stando alle dichiarazioni ufficiali, si è bloccato proprio sul nodo Terzo pacchetto. Detto questo sono convinto anch'io che se il prezzo è interessante anche il gas russo troverà la maniera di passare.

Per la diramazione verso i Balcani Tap sceglierà il progetto IGB?

Non vedo contrapposizioni tra le diverse ipotesi di "risalita" della penisola balcanica, anche perché stiamo parlando di mercati relativamente piccoli. Per IGB verso la Bulgaria, la decisione di investimento è stata annunciata a maggio di quest'anno, bisognerà aspettare maggio per vedere se la faranno e in che termini. Inoltre la società azera Socar sta partecipando al lavoro sul gas master plan Albania e in quell'area insiste anche l'ipotesi di risalire verso Montenegro, Bosnia Erzegovina e Croazia con il progetto di gasdotto di 550 km Ionian-Adriatic Pipeline.

Preoccupano Tap le difficoltà autorizzative incontrate dalla dorsale Snam, che dovrebbe veicolare verso Nord il gas di Tap?

Credo che anche su quel fronte ci sia un impegno importante del governo per trovare un componimento degli interessi divergenti tra la regioni interessate e in particolare l'Abruzzo e la Snam RG. Peraltro è interesse della stessa Snam, che in passato ha stimato in circa 200 mln/anno l'introito atteso dal transito del gas di Tap attraverso l'Italia, una voce di ricavo del tutto nuova perché in Italia non ha mai transitato praticamente nulla, e tanto rilevante da far ipotizzare addirittura una riduzione delle tariffe di trasporto.

Come manager, prima di Tap ha seguito un altro grande progetto infrastrutturale, il terminal Gnl di Rovigo: è stato più facile o più difficile?

Porto Viro aveva una dimensione progettuale di tutt'altro ordine, con interessamenti sul parco nazionale del Po e un numero enorme di procedimenti coinvolti. Da questo punto di vista la situazione è migliore. Sotto un altro profilo però se già con un mercato ricco, com'era quello gas al tempo, gli operatori dominanti non gradivano i nuovi progetti di importazione ovviamente oggi chi è sul mercato ha un interesse ancora maggiore a evitare che arrivino altri player, e questo può giocare un ruolo di “moral dissuasion”.

E rispetto al rapporto coi territori la situazione è migliore di 15 anni fa?

Contro Tap abbiamo avuto un atteggiamento più virulento che a Porto Viro. Inoltre la Puglia è un territorio che ha già vissuto rapporto non facili con altri impianti industriali, come la centrale di Cerano o l'Ilva. In terzo luogo la situazione è più difficile anche perché oggi ci sono molti nuovi strumenti di circolazione delle informazioni, non sempre con un contraddittorio adeguato. I social media sono un grande detonatore e amplificatore di distorsioni, e non prevedono alcun momento vero di confronto. La Tap, per fare un altro esempio, non è mai riuscita ad organizzare incontri di piazza, li abbiamo chiesti ma il sindaco (di Melendugno, ndr) e i comitati NO Tap non hanno mai voluto.

Dunque benvenuta la modifica del Titolo V?

A prescindere dalle modifiche del titolo, V comunque più che benvenute, sono convinto che si debba prestare la dovuta attenzione all'accettazione dei progetti. Non ha nessun senso pensare che possano passare sopra la testa dei cittadini. Attenzione quindi a non vendere la riforma del Titolo V come la soluzione, perché è comunque imprescindibile un rapporto il più possibile serio con la comunità locale, fin dall'inizio e non a cose fatte. Peraltro con la riforma del titolo V si risolve il problema dell'opposizione della Regione ma non di quella del Comune. Che formalmente non ha potere di veto ma di fatto è parte del procedimento autorizzativo, poiché per le sue mani transitano molti passaggi chiave. Se si è in disaccordo si va al Tar ogni tre giorni, e i tempi divengono imprevedibili.

Aiuta dare compensazioni?

I temi sono due. Da un lato ci sono i soggetti impattati direttamente dal progetto, trovandosi lungo i corridoi, a cui daremo compensazioni per l'occupazione temporanea dei terreni. L'altra fetta, la più rilevante, sono gli investimenti di interesse sociale. Qui il nostro obiettivo non è ottenere “l'applauso” ma essere percepiti come un soggetto che vuole partecipare allo sviluppo del territorio. Abbiamo fatto degli studi e abbiamo pronta una proposta di coinvolgimento degli operatori nelle filiere turismo, olivicoltura e pesca, che parteciperanno anche alla gestione e alla selezione dei progetti, il tutto con delle risorse anche abbastanza importanti. Che però non siamo ancora pubblicizzando proprio per evitare che questo venga criticato come in tentativo di comprare il consenso. Vogliamo chiudere l'autorizzazione unica, dopo di che si parla col territorio degli investimenti che vogliamo fare a loro beneficio. E' una scelta condivisa anche con il governo. In ogni caso la sensazione che abbiamo oggi, anche sulla base di una serie di sondaggi regolari sulla popolazione locale, è di un'evoluzione positiva nell'accettazione del progetto. Più del 50% delle persone si dicono non preoccupate e una percentuale anche più alta pensa che non andremo a impattare su sviluppo turistico

(Per gentile concessione dell’editore)