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"Su Tap siamo alla stretta finale, il progetto è ormai irreversibile" Intervista a Giampaolo Russo sul Messaggero

18 novembre 2014

Certo, è un obiettivo ambizioso. Siamo tutti concentrati sul lavoro preparatorio in vista del 3 dicembre, quando si terrà la conferenza di servizi. L'intenzione è di chiudere entro febbraio ed è per questo che stiamo accelerando al massimo, per consentire al governo, con il coinvolgimento di tutte le parti interessate, di tenere fede all'agenda. Ovviamente, senza negare le esigenze di chiarezza documentale legate ad un grande progetto come il Tap. 

In Svizzera si è svolta la gara per la scelta del gruppo che coordinerà e gestirà la vera e propria costruzione dell'opera. A quando la decisione secondo il suo giudizio? Siamo veramente in dirittura d'arrivo?

Le scelte del consiglio d'amministrazione di Tap Ag in Svizzera sono attese entro la metà del mese di dicembre.

 I tempi di realizzazione?

Le opere più ravvicinate in ordine di tempo sono in Albania nel 2015 per realizzare ponti e strade. In Italia si arriverà dopo, a metà 2016. Ma c'è una cosa che vorrei sottolineare.

Quale?

Fino a pochi anni fa, tra il 2009 e il 2013, in Italia erano previsti una decina di progetti per infrastrutture energetiche: i due gasdotti Galsi e Igi, rispettivamente da Algeria e Grecia. E sei rigassificatori. Oggi è rimasto solo il Tap.

La crisi ha fatto piazza pulita.

Il Tap è sopravvissuto alla crisi perché è promosso dagli stessi produttori del consorzio Shah Deniz per entrare in un mercato in cui oggi non sono presenti. Nonostante la crisi, tutto il gas che può trasportare il Tap è già stato venduto per i prossimi 25 anni. Sono anche le condizioni contrattuali innovative proposte da Shah Deniz che lo hanno consentito. E l'insieme di tutto quanto ci siamo detti finora dà la misura della irreversibilità del progetto.

Quanto ha inciso il governo Renzi?

Moltissimo nell'imprimere una direzione certa al percorso autorizzativo. Sullo "Sblocca Italia" si è fatto un allarmismo non giustificato. Sulle infrastrutture strategiche non modifica il ruolo delle regioni che rimane stabilito dal Titolo V della Costituzione. Un progetto come il Tap vivrà 50 anni sul territorio. E non è l'applauso che cerchiamo, ma un'accettazione condivisa e basata su investimenti che diano la misura delle ricadute positive per i territori, in particolare per turismo e pesca. Anche a questo stiamo lavorando.

 

Intervista di Barbara Corrao su Il Messaggero del 18 Novembre 2014