"Vogliamo essere parte del processo di crescita del territorio" Intervista a Giampaolo Russo Skip to main content

Indietro alla lista complete delle news

"Vogliamo essere parte del processo di crescita del territorio" Intervista a Giampaolo Russo

02 ottobre 2014

In attesa del passaggio finale presso il Mise, la Regione studia altre opzioni di approdo: Giampaolo Russo conferma la disponibilità del consorzio che sta valutando interventi economici sul territorio. Non escludendo il sostegno allo sport.

La Regione ha aperto un tavolo per individuare un’alternativa a San Foca. Tap ha chiesto elementi concreti dal punto di vista tecnico-ambientale e sintonia tra i vari livelli di governo. Si capirà quindi se la vostra apertura è stata solo di facciata.

Non potrebbe esserlo perché Tap ha chiesto il tavolo da due anni. Nell’estate 2013 c’era stato un impegno della Regione in tal senso che avrebbe consentito di esaminare, anche in tempi antecedenti il parere della commissione nazionale, il perché San Foca era per noi la località migliore dal punto di vista tecnico-ambientale.

 

Se però non ci fosse accordo sull’alternativa, la Regione si dichiarerà contraria. A chi giova uno scontro?

Io credo che il proponente non abbia mai cercato la conflittualità, ma di riportare la questione nell’alveo delle discussioni tecniche, perché a noi spetta la proposta di un progetto in linea con le normative. Anzi, chi ha letto le carte sa che noi andiamo oltre in una serie di interventi, penso ad esempio al microtunnel, per mitigare ancora di più l’impatto. Io credo che una riflessione sia molto importante non solo alla luce del nostro, ma di tutta una serie di progetti: le amministrazioni si sentano parte della risoluzione di un problema e non siano solo portatori di un punto di vista, se non viene accolto il quale si fa il ricorso al Tar. E’ importante anche in chiave di attrazione di investimenti: l’amministrazione sia soggetto che si fa parte attiva nell’offrire soluzione compatibili col quadro normativo.

 

Se il gasdotto approdasse nel Brindisino, si risparmierebbe quasi tutto il tragitto per l’allaccio alla rete di distribuzione. Questo non crede che compenserebbe i presunti ritardi di una nuova Via, pur necessaria?

Per fare un attraversamento di 50 chilometri ci vogliono mesi, non anni. Non dimentichi che la Puglia oggi ha già 20mila chilometri di gasdotto. Quindi, quando parliamo di 8 chilometri di Tap, fino a Melendugno, e di 56 di Snam, perdiamo la dimensione fondamentale: l’Italia ha quasi 250mila chilometri di gasdotti a bassa pressione e 35mila ad altra pressione, cioè con caratteristiche analoghe a Tap. Quegli 8 pìù 56 rappresentano una contraddizione insanabile? Perché il metanodotto Lecce-Gallipoli-Cellino San Marco, lungo il quale si vedono solo le paline piantate e gli uliveti sono intatti, viene percepito diversamente dal punto di vista paesaggistico?

 

Snam dovrebbe però intervenire su tutta la dorsale adriatica, dalla Puglia a Bologna, per adeguare la compatibilità tra i tubi. E su questo ha già incontrato l’opposizione dell’Abruzzo. Non è quindi la Puglia l’unica regione ribelle.

Preferisco lasciare a Snam il compito occuparsi delle altre regioni, preso come sono dall’agenda pugliese. Io credo che ci sia una legittima aspettativa dei territori, quella di sapere quale sarà l’attraversamento complessivo del progetto. Questa esigenza atterra però su delle norme che impediscono a Snam di sviluppare una procedura di Via fino a quando Tap non avrà ottenuto l’autorizzazione unica. Solo tre anni addietro si parlava di Trieste con Gas Natural, di Porto Empedocle, di Gioia Tauro, dell’atterraggio di Igi a Otranto, di quello di Galsi dall’Algeria in Sardegna e poi fino a Piombino.  Senza la legislazione attuale si sarebbero dovute fare allora procedure di Via per progetti che oggi sono quasi oramai morti: la valutazione dei progetti di Snam la paghiamo noi tutti, in bolletta. Quindi è bene che si faccia solo a valle di una certezza.

 

La procedura per Igi Poseidon è tuttora in fase più avanzata di Tap. E’ una convergenza una strada praticabile come alternativa?

No, lo abbiamo chiarito alla luce dei due progetti che hanno volumi diversi: la portata di Igi per quanto espandibile non risponde a quella di Tap sulla quale esiste un  modello economico e di autorizzazioni dell’Unione Europea. Andrebbe rifatto tutto, non ha alcun senso. Se non va bene a San Foca faccio fatica a pensare che vada bene a Otranto anche perché Snam dovrebbe attraversare gli stessi territori senza lasciare nemmeno i benefici di Tap.

 

A due anni dal suo “insediamento” come amministratore delegato, c’è qualcosa che non rifarebbe in relazione al rapporto tra Tap e territorio?

Se non si fa non si sbaglia. Se dovessi ricominciare avvierei molto prima un rapporto analitico col territorio, nonostante le amministrazioni abbiano attentamente evitato ogni possibilità di contatto pubblico tra noi e le comunità quando abbiamo chiesto consigli comunali aperti, incontri con le amministrazioni di Melendugno e di Vernole. Non abbiamo avuto nemmeno risposta. Certo, ci sarebbero potute essere modalità che avremmo potuto sviluppare in maniera più efficiente da subito, ma Tap non le ha praticate perché, essendo governata da azionariato nordico europeo, ha un codice di comportamento ben preciso che tiene conto della cultura di un territorio. Del resto abbiamo aperto una sede a Lecce solo nel 2013. Io personalmente ho partecipato a circa 200 incontri, portando una visione che viene un poco dalle mie origini, essendo nato in Medio Oriente.

 

Tap vuole rilevare o partecipare all’Us Lecce nell’ambito della sua strategia di penetrazione e immedesimazione con il territorio?

Non so se questo è un tema che più correttamente possa fare Tap o che possano fare alcuni azionisti, di certo noi vogliamo essere parte delle dinamiche territoriali, della crescita. Perché non abbiamo fornito dettagli sulle risorse economiche messe sul territorio? Perché abbiamo registrato un atteggiamento squadristico nei confronti di alcuni Comuni che ci hanno chiesto sponsorizzazioni cui hanno dovuto poi rinunciare. Se oggi dovessi dire che ci sono sul tappeto 10-15 milioni di euro per ragionare sulle cose più di interesse della cittadinanza, ci direbbero che vogliamo orientare il consenso. Stiamo avviando con le categorie economiche delle riflessioni su quali siano gli investimenti sapendo che noi, diversamente da altri, non diamo soldi alle amministrazioni. Creeremo una società veicolo, all’interno della quale sarà rappresentato il Comune ma insieme agli operatori economici e alle associazioni dei cittadini, che farà investimenti con una trasparenza totale. Abbiamo avviato una serie di riflessioni avanzate per coinvolgere la parte più giovane del territorio impegnata in settori come il turismo, la tutela del paesaggio. Di idee ne abbiamo tante.

 

Quindi esclude un interessamento per il club?

Non escludo un rapporto col mondo sportivo, con quello della cultura o del sociale.

 

Ci sono interlocuzioni già avviate con i Tesoro?

Assolutamente no. 

 

Fonte: lecceprima.it del 2 ottobre 2014