Skip to main content

Indietro alla lista complete delle news

“Con il gas azero alleggeriremo le bollette”. Intervista a Giampaolo Russo, Amministratore Delegato di Tap Italia.

26 settembre 2014

Bollette più leggere per gli italiani, milioni di euro in più nelle casse di Snam, un’Europa meno dipendente dai diktat di Mosca, un’opportunità indiretta anche per i Balcani. Le proteste dei “No Tap”? Strumentalizzate a fini politici. E sì, la Trans Adriatic Pipeline, il futuro gasdotto che mira a far affluire il gas azero in Italia, si farà. Giampaolo Russo, amministratore delegato di Tap Italia - domani a TriesteNext per il dibattito “Italia: un hub per l’Europa meridionale?” - ne è certo.

Perché c’è bisogno di Tap?

La funzione del gasdotto, o meglio del Corridoio Meridionale del Gas, è quella di consentire per la prima volta al mercato interno europeo l’accesso alle risorse della regione del Caspio. È una nuova rotta che consente ai produttori di quell’area di entrare direttamente, senza intermediazioni, nel mercato europeo.

 

Cosa ci guadagna l’Italia dal futuro gasdotto?

Molte cose. Intanto il Tap nella Strategia energetica nazionale è indicato, unico gasdotto, come principale contributore della riduzione del costo della materia prima, una riduzione stimata in 4,1 miliardi di euro. Ed è significativo che tutta la capacità di trasporto di Tap sia stata già venduta per 25 anni. Evidentemente chi ha acquistato ritiene di aver fatto un affare a prescindere dalle previsioni sull'andamento futuro dei consumi di gas. Infine per l’Italia ci sono i circa 200 milioni di euro di tariffe di transito che Snam Rete Gas riscuoterà su quella parte del gas destinato ai mercati dell’Europa occidentale.

 

Tap può contribuire a ridurre la dipendenza energetica, e politica, dell’Europa da Mosca?

Di certo darà un contributo significativo alla diversificazione dei fornitori dell’Europa e in particolare dell’Italia. Il gasdotto potrà trasportare fino a 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno, una quantità importante per il principale mercato di sbocco, quello italiano, ma limitata se rapportata alla realtà europea. Comunque Tap consentirà anche ad altri paesi di bilanciare le importazioni, rendendoli meno dipendenti.

 

Anche il futuro gasdotto Ionico-Adriatico (Iap), che dovrebbe portare nel cuore dei Balcani il gas azero, è un progetto importante?

Molto. Ovviamente non è Tap che lo porta avanti, ma è un buon esempio di quella strategia di diversificazione delle fonti di approvvigionamento di cui dicevamo prima e i sempre più intensi rapporti che l’Azerbaigian sta sviluppando con quei Paesi fanno capire che si tratta di una direttrice di sviluppo forte. Ci sono poi anche benefici ambientali da prendere in considerazione per tutto l’Adriatico, un mare chiuso. Oggi la produzione termoelettrica nell’area balcanica si basa su olio combustibile e carbone, quasi sempre lignite. Si tratta di combustibili molto inquinanti, a differenza del gas.

 

Come rispondete alle critiche dei “NoTap” pugliesi?

Quando i progetti suscitano vera opposizione tra la popolazione, questa è percepibile anche fuori da Facebook: io nel Salento mobilitazioni di massa contro Tap non le ho viste. È un tema spesso strumentalizzato a fini politici e ciò non crea un dibattito sereno. E invito chi parla di rischi ambientali a leggere prima con attenzione i documenti, il parere favorevole della Commissione Via del ministero dell'Ambiente.

 

Il concorrente più pericoloso per Tap è South Stream. Possono i due progetti convivere?

Noi non ci sentiamo affatto in concorrenza e direi che Tap e i suoi azionisti (Bp, la norvegese Statoil, la azerbaigiana Socar, la francese Total, la belga Fluxys, la tedesca E.On e la svizzera Axpo) condividono la posizione del governo italiano: entrambi i progetti hanno un senso. South Stream oggi non soffre per Tap ma per il fatto di non volersi sottoporre alle regole del mercato europeo.

 

Provi a immaginare la mappa dell’Europa tra un decennio. È certo che il Tap sarà presente sulla carta geografica?

Sono certo che Tap ci sarà.  Non so invece che tipo di South Stream avremo, quanto a itinerario e volumi trasportati.

 

Fonte: Il Piccolo del 26 settembre 2014