Non saranno gli ultimi chilometri di condotta a fermare il progetto Skip to main content

Indietro alla lista complete delle news

Non saranno gli ultimi chilometri di condotta a fermare il progetto

15 giugno 2014

Intervista di Maria Claudia Minerva a Giampaolo Russo, amministratore delegato Tap Italia, pubblicata sul Nuovo Quotidiano di Puglia del 14 giugno 2014

Intervista di Maria Claudia Minerva a Giampaolo Russo, amministratore delegato Tap Italia, pubblicata sul Nuovo Quotidiano di Puglia del 14 giugno 2014

«L'Italia deve accelerare sul Tap». L'appello lanciato dal commissario Ue all'energia Guenther Oettinger durante il Consiglio a Lussemburgo, che ha detto senza giri di parole «moderate un processo affinché si decida rapidamente quale sarà il terminale del nuovo gasdotto in Puglia» non può che rincuorare l'amministratore delegato di Tap Italia, Giampaolo Russo. Il commissario Ue ha spronato l'Italia a fare presto. Crede che, ora, il progetto possa proseguire più speditamente? 

«Mi auguro di sì. Diciamo che quello che ha detto il commissario Oettinger è una novità per la dimensione del contesto in cui le parole sono state pronunciate. Credo che in Europa sia montata una certa preoccupazione per questo ritardo dell'Italia. Per questo si era parlato tempo fa di un rischio per l'Italia di essere esclusa dal tracciato del gasdotto Tap. Non si può continuare a sottovalutare il contesto in cui si svolge l'approvvigionamento del gas a livello internazionale. I fornitori di gas dell'Europa sono la Russia, l'Algeria e la Libia. Si tratta di Paesi per i quali si va dalla preoccupazione, all'incertezza alla instabilità. Perché l'Italia e l'Europa non dovrebbero utilizzare il gasdotto di Tap, attraverso il quale sarà possibile ottenere anche un abbassamento del prezzo del prodotto?»

Intanto, dal comitato “No Tap” arriva la notizia che la prefettura di Lecce ha autorizzato Tap a entrare nei fondi interessati dalle prospezioni geologiche, previa autorizzazione paesaggistica e bonifica di ordigni bellici. Sarà un ulteriore ostacolo?

«Non voglio andare in un periodo troppo lontano, ma negli ultimi sei mesi, nel corso dei sondaggi in mare, ogni giorno i “No Tap” hanno continuato a dire inesattezze circa il fatto che non avessimo le autorizzazioni e quant'altro, invece noi abbiamo proceduto e portato a termine tutto il programma perché eravamo autorizzati. Anche in questo caso, il comitato “No Tap” continua a dire cose errate, perché l'autorizzazione paesaggistica cui fanno riferimento è necessaria solo per alcuni sondaggi in una zona di macchia mediterranea che proprio per questo devono esse autorizzati dal Comune di Melendugno. E fino a che non l'avremo, noi non faremo i sondaggi in quei punti». 

Quindi, è il Comune ad essere inadempiente? 

«Il Comune avrebbe dovuto procedere ma ancora non ci ha dato nessuna risposta». 

Che farete?

«Come abbiamo fatto altre volte di fronte a un atteggiamento di ostruzionismo: solleciteremo attraverso il nostro ufficio legale, poi in assenza di risposte procederemo in Tribunale e, ancora una volta. a pagare saranno i contribuenti. Ripeto, i “No Tap” hanno sempre detto che davamo informazioni sbagliate, che la piattaforma non era autorizzata, che addirittura anche la falesia crollava per colpa nostra. Ma, come hanno dimostrato i fatti, tutta l'attività dei sondaggi è andata a buon termine». 

Avete avuto delle risposte in merito alle integrazioni chieste ad aprile scorso dalla Commissione Via rispetto alle alternative di approdo in Italia della condotta? 

«Abbiamo presentato le nostre risposte di integrazione e credo che si sta andando verso risposte positive. Ripeto, è vero che per noi Melendugno è l'area più idonea per ospitare la condotta, però se c'è un consenso politico, un desiderio comune di trovare un sito più idoneo noi siamo disposti a discutere. Il consorzio già un anno fa ha detto di essere disponibile a rivedere l'approdo di San Foca, ma ci deve essere un tavolo di coordinamento istituzionale e politico, perché se è vero che l'approdo selezionato è quello che tecnicamente minimizza gli impatti, ogni altro approdo che ha un impatto diverso sul territorio deve essere condiviso coi territori stessi, con la Regione, con le autorità nazionali». 

Nel caso in cui l'ipotesi Melendugno dovesse saltare, di quanto si dilateranno i tempi? 

«Questo progetto è tutto sincronizzato, parte dall'Azerbaigian, anzi dal giacimento offshore del Mar Caspio e arriva in Europa attraverso la Puglia. Non è che possiamo avere un progetto tutto pronto e farlo saltare perché non si riesce a decidere dove fare gli ultimi otto chilometri di condotta. Bisogna chiedersi perché un progetto di questa dimensione trova tante resistenze. D'altro canto, sul piano locale Tap può essere un motore di sviluppo del territorio: tutti parlano di crisi, di disoccupazione, ma in che modo si cerca di rispondere, con quali strumenti e con quali investimenti? Tap può contribuire in maniera positiva allo sviluppo del territorio, ma se c'è un “no” aprioristico diventa tutto più complicato, anche per il territorio».

Il fronte del “no” al gasdotto continua a sostenere che ci sia incompatibilità tra il progetto di Tap e il turismo.

«Questa incompatibilità non è assolutamente dimostrata. Facciamo un confronto con i sindaci dei Comuni che hanno la bandiera blu e gasdotti e vediamo se esiste questa incompatibilità. Perché non si fa?» 

Il governo nazionale ascolterà l'appello del commissario Ue? 

«Il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi ha preso personalmente un impegno a trovare una soluzione per la Tap, anche il ministro Gian Luca Galletti ha detto che avrebbe fatto la sua parte. Noi ci attendiamo che anche la comunità faccia la sua parte. Vorrei, infine, ricordare i posti di lavoro che l'approdo del gasdotto porterebbe nel Salento sia nella fase costruttiva, che nella gestione ordinaria»